Diversi i ruoli sia nell’ente di area vasta, sia nei vari comuni
— La Città metropolitana di Milano assume 32 persone: come candidarsi
aCittà metropolitana di Milano assume personale. Pubblicati otto bandi che mettono a disposizione 32 posizioni per lavorare nell’ente di area vasta o nei suoi comuni.
Le posizioni aperte
Sono 18 i posti disponibili per il ruolo di istruttore amministrativo contabile per la Città metropolitana di Milano. Un posto, invece, è disponibile per il ruolo di funzionario economico finanziario sempre per l’ente di area vasta. La Città metropolitana di Milano assume un funzionario informatico. I comuni di Cusago, Liscate e Busto Garolfo sono alla ricerca di un operatore esperto tecnico cantoniere, mentre Opera è alla ricerca di un istruttore informatico aiuto Ced e un funzionario tecnico, stessa posizione ricercata anche ad Arese. Ancora, il comune di Arese assume di istruttori amministrativi e contabili. Infine, sono sei i posti disponibili ad Arese, Baranzate, Noviglio e Opera per il ruolo di istruttore tecnico.
Tutti i posti disponibili prevedeono concorso pubblico per esami e si riferiscono a contratti a tempo pieno e indeterminato. I bandi sono disponibili sul sito della Città metropolitana di Milano e sul portale Inpa.
Il fulcro è in via Paolo Sarpi, che sarà decorata con lanterne rosse e addobbi tradizionali, ma l’appuntamento più scenografico si terrà all’Arco della Pace
Il conto alla rovescia è partito: Milano si prepara anche quest’anno a celebrare il Capodanno Cinese, una delle più importanti e sentite ricorrenze della comunità cinese meneghina, che ha il suo fulcro nel quartiere di via Paolo Sarpi. Qui la strada e i negozi saranno decorati con lanterne rosse e addobbi tradizionali, ma si potranno anche degustare piatti tipici della festività. Ma quando cade? Nell’anno di quale animale si sta per entrare? E soprattutto, quando è in programma la tradizionale sfilata del Dragone? Ecco tutte le informazioni.
La sperimentazione partirà con 6,5 milioni di euro di fondi: l’obiettivo è fornire la connessioni alle zone rurali e remote del territorio. Ma la minoranza insorge: “Così ci gettiamo tra le braccia del sodale di Donald Trump”
Starlink è una rete di satelliti a bassa orbita creata da SpaceX per fornire internet a banda larga ad alta velocità in tutto il mondo, anche in aree remote o poco servite: utilizza migliaia di piccoli satelliti e terminali terrestri per connettere gli utenti
Milano – Tra i fuochi di mille polemiche, Regione Lombardia ha pubblicato il bando da 6,5 milioni di euro per dotare le aree periferiche e montane del suo territorio di connessione internet satellitare. La procedura sarà gestita dall’Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti (Aria) e tra le aziende che si preparano a concorrere per ottenere il contratto ci sarà sicuramente anche la società Starlink-Space X, guidata da Elon Musk, fondatore di Tesla vicinissimo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nonché uomo più ricco del mondo.
Nei giorni scorsi, l’ipotesi di un presunto accordo tra il governo italiano e Starlink per la fornitura di servizi di telecomunicazione aveva fatto insorgere le opposizioni e numerosi esperti per il rischio di legare le infrastrutture digitali nazionali – e quindi tutti i dati veicolati attraverso di esse – a un uomo che fa parte del governo di una potenza straniera, benché amica, come gli Stati Uniti. Le procedure e lo svolgimento del bando lombardo saranno pertanto tenute sotto stretta osservazione politica, con la minoranza in Consiglio regionale che ha già espresso perplessità sulla possibilità di affidare il servizio all’azienda di Musk (benché nulla vieta che il bando sia vinto da una delle altre aziende che si metteranno in gara).
A partire dal 20 gennaio 2025, l’Unione Europea introdurrà un divieto totale sull’uso del Bisfenolo A (BPA) nei materiali e imballaggi a contatto con gli alimenti. Una decisione presa dalla Commissione Europea per proteggere la salute dei consumatori, in risposta ai rischi potenzialmente gravi che la sostanza chimica può comportare. Il BPA è un composto chimico ampiamente utilizzato nella produzione di plastica e resine, ed è stato per anni impiegato in oggetti di uso quotidiano, come lattine per alimenti e bevande, bottiglie di plastica riutilizzabili, e attrezzi da cucina. Inoltre, è presente in vernici, adesivi e inchiostri da stampa utilizzati anche per imballaggi alimentari. Sebbene il BPA sia stato apprezzato per la sua capacità di conferire durezza e durata ai materiali, negli ultimi decenni è emerso come uno degli agenti chimici più pericolosi per la salute umana.
Studi scientifici hanno infatti dimostrato che il BPA, passando dagli imballaggi agli alimenti, può interferire con il sistema endocrino, alterando il normale funzionamento ormonale. L’esposizione prolungata a questa sostanza è stata collegata a una serie di problemi di salute, tra cui disfunzioni del sistema immunitario, infertilità, e danni al sistema nervoso, in particolare nello sviluppo cerebrale dei bambini. Il BPA è stato anche associato a un aumento del rischio di malattie croniche, come il diabete e le patologie cardiovascolari.
A confermare la diffusione e l’interferenza di questa sostanza è una recente ricerca finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, che ha rilevato la presenza di BPA nel 92% delle urine degli adulti in 11 paesi europei. I livelli trovati superavano le soglie di sicurezza stabilite dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), un dato che ha spinto l’UE a intervenire definitivamente.
Tuttavia, nonostante la consapevolezza dei pericoli del BPA risalga già al 2007, quando l’EFSA ha pubblicato la sua prima valutazione del rischio, l’adozione del divieto è avvenuta solo ora. Un ritardo ancora più evidente se paragonato alla Francia, che nel 2009 ha proibito in maniera indipendente l’uso del BPA nei biberon, e nel 2013 lo ha esteso a tutti i contenitori alimentari. L’UE ha iniziato a muoversi solo nel 2018, con una restrizione limitata ai materiali destinati ai bambini sotto i tre anni.
Va tenuto in considerazione che il divieto entrerà in vigore con un periodo di transizione: entro 18 mesi, i prodotti già realizzati con BPA dovranno essere ritirati progressivamente dal mercato. Saranno concesse deroghe limitate per un massimo di tre anni. Tuttavia, alcuni produttori hanno già sostituito il BPA con altre sostanze chimiche simili, come il Bisfenolo S (BPS) e il Bisfenolo B (BPF), che secondo studi recenti potrebbero avere effetti tossici anche più gravi del BPA.
Il Gruppo “Settimo Suono Operette ETS Onlus” di Milano, in collaborazione con l’Associazione “Amici Cascina Linterno” e la Parrocchia “Madonna dei Poveri”, invita tutta la Cittadinanza all’ascolto del tradizionale Concerto Dell’Epifania presso la Chiesetta dell’Assunta di Cascina Linterno
Questa è la realtà: la liberazione di Cecilia Sala sta tutta nelle mani degli Stati Uniti d’America. Piaccia o meno è così. Ma siccome noi abbiamo un esercito di pennivendoli, mentre si riempiono la bocca di giornalismo libero riescono a non raccontare alle persone come stanno veramente le cose.
L’arresto di Sala è la conseguenza dell’arresto di Mohammad Abedini, un cittadino Svizzero Iraniano che è stato fermato a Malpensa il 16 dicembre su ordine dei padroni di Washington. Se quest’ultimo verrà estradato dal Mistero della Giustizia italiano allora si potranno dimenticare la liberazione di Cecilia Sala.
Quindi siccome in queste situazioni dovrebbe prevalere il rapporto tra alleati, gli Stati Uniti d’America dovrebbero rinunciare all’estradizione di Abedini per far ottenere all’Italia la liberazione di Cecilia Sala. Purtroppo in politica internazionale funziona così e in politica internazionale, in questi casi specifici, le accuse, l’etica e la morale passano in secondo piano.
Quello che bisogna costatare è che se Cecilia Sala non farà più ritorno in Italia, dovremmo andare a recriminare a casa dei nostri “alleati”. Perché per la loro mania imperialista e per il loro suprematismo avranno preferito rinchiudere a vita una persona a loro sgradita sacrificando financo una giornalista di un paese “alleato”. Giornalista che durante la sua carriera ha coperto il culo proprio alla propaganda a stelle e strisce. E anche in modo abbastanza spudorato!
Il concerto si svolgerà Domenica 8 Dicembre 2024 alle Ore 16 nella suggestiva Chiesetta di Cascina Linterno, in Via F.lli Zoia, 194 – 20152 – Parco delle Cave – Milano
fino al raggiungimento dei posti disponibili. Non verranno accettate richieste via mail o telefoniche
Autobus 67 da M1 “Bande Nere”, 49 da M1 “Inganni” e M5 “San Siro”, 63 e 78 da M1 “Bisceglie”
Dimitri Grechi Espinoza nasce a Mosca nel 1965 e fin dalla giovane età si avvicina alla musica jazz e allo studio del sax. La sua musica è contaminata dalle culture dell’est Europa, ma anche dalla tradizione jazzistica italiana e americana. Nel 2000 fonda il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore ed inizia una collaborazione con la compagnia congolese Yela wa per una ricerca sulla tradizione della musica di guarigione Kongo. Il collettivo raggiunge nel 2014 il secondo posto come Miglior Gruppo Italiano nella classifica della rivista Musica Jazz. Parallelamente al progetto con il Dinamitri Jazz Folklore, Dimitri porta avanti anche la sua carriera da solista nel progetto OREB, in cui unisce due grandi passioni: lo studio della scienza sacra nelle culture tradizionali e la ricerca sul suono con l’obiettivo di riscoprire lo spazio sonoro dei luoghi sacri. OREB è formato da tre album: il primo è Angel’s Blows del 2014, registrato nel Battistero di San Giovanni a Pisa e prodotto da Ponderosa Music & Arts. Secondo disco del progetto OREB, pubblicato per Ponderosa Music & Arts nel 2016, è Recreatio che viene registrato a Livorno nel Cisternino di Pian Rota, un’incredibile architettura neoclassica. Per il terzo e ultimo disco nell’ambito del progetto OREB, Dimitri torna al Battistero di S. Giovanni a Pisa dove registra nel 2019 The Spiritual Way, un album in cui sceglie «di affrontare il tema delle virtù spirituali, ritenendo importante riproporlo in tempi come questi, apparentemente così poco spirituali.» Nel 2020 si esibisce a JAZZMI per un concerto speciale in cui il suo sax risuona e incanta il pubblico.
Una nuova dottrina di deterrenza nucleare. Questa è la risposta della Federazione Russa all’ulteriore provocazione della NATO, che ha autorizzato e avviato l’uso di sistemi missilistici a lungo raggio sul territorio russo, attaccando il paese.
Nella logica più semplice ed elementare, questo si chiama “ennesima dichiarazione di guerra”. Nella dottrina militare, è una provocazione volta a verificare certe posizioni del nemico rispetto a certi elementi necessari nell’equazione strategica. Tutto rasenta l’assurdo, perché in una fase così delicata come la transizione tra i governi Biden e Trump, l’establishment americano sembra non avere di meglio da fare che gettare l’intera Europa nel precipizio della distruzione. Ma a Mosca sono più intelligenti.
Il decreto definisce i principi fondamentali della politica statale sulla deterrenza nucleare, pietra angolare della strategia di difesa del Paese, delineando la visione ufficiale della Russia sull’uso delle armi nucleari, identificando i rischi, le minacce e le condizioni specifiche che potrebbero portare al loro utilizzo, nonché stabilendo linee guida per la gestione della deterrenza.
La deterrenza nucleare è definita come un insieme di misure politiche, militari, economiche e diplomatiche coordinate per dissuadere un potenziale avversario dall’intraprendere azioni ostili contro la Russia e i suoi alleati. La politica, dichiaratamente difensiva per natura, mira a preservare la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e la sicurezza dello Stato mantenendo un livello sufficiente di capacità nucleare per prevenire aggressioni e conflitti armati. In caso di conflitto militare, questa politica mira a prevenire l’escalation e a portare le ostilità a una conclusione accettabile per la Federazione Russa.
La Russia considera le armi nucleari uno strumento di estrema necessità, il cui uso è riservato alle situazioni critiche. La decisione di utilizzarle spetta esclusivamente al Presidente, che può, se necessario, informare altre nazioni o organizzazioni internazionali della sua volontà o decisione di farlo. Le condizioni per l’uso includono la risposta a un attacco nucleare o WMD contro la Russia o i suoi alleati, un’aggressione convenzionale che minacci l’esistenza dello Stato o un attacco a infrastrutture critiche che comprometta le capacità di risposta nucleare.
Il decreto identifica poi diverse minacce che richiedono deterrenza nucleare, tra cui lo sviluppo e l’impiego di sistemi di armi avanzate da parte di stati considerati avversari, l’espansione di alleanze militari ostili e la proliferazione incontrollata di armi nucleari. Altre preoccupazioni includono l’impiego di armi offensive vicino ai confini russi e il potenziale uso dello spazio per scopi militari.
I principi guida della deterrenza nucleare russa includono l’aderenza agli impegni internazionali sul controllo degli armamenti, la continuità delle attività difensive, l’adattabilità della strategia alle minacce emergenti, la centralizzazione del controllo statale e il mantenimento di un arsenale nucleare minimo ma sufficiente a garantire la sicurezza nazionale. La deterrenza si basa su una combinazione di forze nucleari terrestri, marittime e aeree, mantenute in uno stato di prontezza costante.
La responsabilità per l’attuazione di questa politica è distribuita tra vari organi statali. Il Presidente guida la strategia complessiva, mentre il Governo si occupa degli aspetti economici, diplomatici e tecnologici per sostenere il potenziale nucleare. Il Consiglio di sicurezza coordina le attività delle istituzioni coinvolte e il Ministero della difesa supervisiona la pianificazione e l’esecuzione delle misure militari.
La Federazione Russa si è dichiarata impegnata a ridurre le tensioni internazionali e a prevenire e disinnescare i conflitti, riservandosi tuttavia il diritto di difendersi con tutti i mezzi necessari, compresa la forza nucleare, contro qualsiasi minaccia esistenziale.
Il nuovo annuncio
Putin ha annunciato la nuova dottrina di deterrenza nucleare, non ancora resa pubblica sui canali governativi ma disponibile in traduzione non ufficiale sui canali Sputnik.
Le differenze più importanti, o meglio le precisazioni aggiunte nel nuovo decreto esecutivo, riguardano i seguenti punti:
La natura del nemico, che può essere singolo o un’alleanza o un blocco, ampliandone la definizione, in perfetta coerenza con i ripetuti annunci dei funzionari del governo russo sugli attacchi della NATO e dei suoi paesi membri;
Le tipologie di minacce individuate, che si estendono ad un’ampia gamma di sistemi strategici, integrando anche le tecnologie spaziali;
La mappatura dei domini, ridefinendo la vicinanza alla Federazione Russa e ai suoi sistemi militari.
La semplificazione e l’aggiornamento della dottrina della deterrenza nucleare rappresentano un importante avvertimento per l’intero Occidente: la Russia è pronta per una guerra nucleare.
Il Presidente ha fatto riferimento ai sistemi missilistici ipersonici russi precedentemente non divulgati, Oreshnik, che non sono stati una piccola sorpresa per l’Occidente, che si era invece concentrato sulle informazioni che il Cremlino aveva fatto trapelare per distrarre dalla sua preparazione per un conflitto diretto. Un sistema, l’Oreshnik, in grado di raggiungere Mach 10, superando i sistemi di difesa occidentali a noi noti.
L’annuncio è stato ribadito dalle parole di Putin del 21 novembre, quando si è rivolto al mondo lanciando un vero e proprio ultimatum:
“Ripeto: stiamo testando il sistema missilistico Oreshnik in condizioni di combattimento in risposta alle azioni aggressive dei paesi della NATO contro la Russia. La questione dell’ulteriore dispiegamento di missili a medio e corto raggio sarà decisa da noi in base alle azioni degli Stati Uniti e dei suoi satelliti. Gli obiettivi da colpire durante ulteriori test dei nostri ultimi sistemi missilistici saranno determinati da noi in base alle minacce alla sicurezza della Federazione Russa. Ci consideriamo autorizzati a usare le nostre armi contro le strutture militari di quei paesi che consentono all’Ucraina di usare le loro armi contro le nostre strutture e, in caso di un’escalation di azioni aggressive, risponderemo in modo altrettanto deciso e speculativo. Raccomando alle élite al potere di quei paesi che hanno in programma di usare i loro contingenti militari contro la Russia di pensarci seriamente”.
Alla follia dell’egemone americano, Putin risponde appellandosi ai paesi europei, che sono ben consapevoli di essere quelli che saranno sacrificati in una guerra fratricida senza precedenti. Per quanto tempo ancora l’Europa seguirà l’idiocrazia occidentale? Non è forse giunto il momento di scegliere di stare dalla parte giusta della storia?
La Russia, quindi, risponde con un contrattacco e una promessa: continuiamo a usare armi ‘convenzionali’, perché riserviamo il dessert nucleare a un momento migliore. La scelta del menù spetta all’Occidente.
Lorenzo Maria Pacini
Link alla fonte: https://strategic-culture.su/news/2024/11/23/putin-the-nuclear-doctrine-the-new-deterrence-ultimatum-to-europe/
▪️ Le maggiori economie del mondo hanno chiarito che il loro sostegno all’Ucraina sta diminuendo. La dichiarazione congiunta del G20 non contiene critiche concordate nei confronti della Russia riguardo al conflitto in Ucraina, afferma il Financial Times.
▪️Alcune delegazioni europeehanno spinto per un linguaggio forte di condanna della Russia, ma alla fine hanno abbandonato questa richiesta per paura che potesse far deragliare l’intera dichiarazione congiunta.
▪️Aspetti centrali del comunicato sono gli appelli per una tassazione efficace dei super-ricchi, misure per ridurre la povertà, un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.